The NetCracker - Bz Akira Santjago
MashUp audio/video: Bz Akira Santjago
Music: Ladyhawke Soundtrack
Non è un Ragno, è un Acaro Acquatico; Coglioni.
Tutto questo gran dibattere sul finale di Stranger Things (detto anche Stranger LGBThings) è ridicolo; sta serie faceva già stracagare fin dalla prima puntata della seconda stagione (la prima stagione, ebbene, rimane un capolavoro). Dalla seconda stagione è solo citazionismo autoreferenziale smodato (guarda quanto siamo bravi a citare gli anni '80), fan service, trama inconsistente e piena di buchi ed errori logici, atmosfera da parco giochi e mistero che diventa lore spiegato male, personaggi macchiette che devono avere la loro scena, propaganda scientista e delirante, insomma la solita cafonata all'americana. Per considerare Stranger Things (tutte le stagioni) un capolavoro, non ci vuole la sospensione dell'incredulità, ma la sospensione del pensiero cognitivo. Artisticamente poi, è il nulla cosmico.
Abbiamo perso... la bellezza, l'intelligenza, la creatività, hanno perso, hanno vinto questi tonti qui, che per inciso, sono anche al potere e dietro il potere e sopratutto sui palchi spettacolari a fare le rockstar (Preti dello Spettacolo). Fuck You Captain Tom.
Dove voi provate in ogni modo a separare spiritualmente l'energia femminile da quella maschile, diffondendo confusione e delirio, io le ricongiungo, ripristinando armonia;
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La luna brillava evanescente, creando nebbie argentee e illusorie tra gli alberi immersi nell'ombra. Una debole brezza sussurrava giù nella valle, portando con sé un'ombra che non apparteneva alla nebbia lunare. Un leggero odore di fumo aleggiava nell'aria.
La torre, sospesa nel cielo, con un'aria di sprezzante indifferenza, era collegata alla terraferma da un esile ponte di pietra, unico accesso al primo livello; come se l'architetto della Netsfera avesse voluto concedere agli aspiranti visitatori un'unica possibilità per accedere alla struttura.
È probabile che avessi già qualche premonizione riguardo il futuro, sebbene non avrei saputo dargli un nome né una forma precisa. La torre smisurata che mi si ergeva davanti, avvolta dalla nebbia che saliva dal fiume come il respirare antico di un demone, si impresse nella mia mente quale emblema dell'impresa che avevo deciso di compiere.
Ero infine giunto ai Livelli Nexus, tradotti dagli architetti della Netsfera, nella forma di una torre vertiginosa, alta forse migliaia di metri, suddivisa in una miriade di livelli sovrapposti, il Tower Dungeon: ciascun livello alto una decina di metri, ciascuno concepito per mettere alla prova non tanto il corpo, quanto la perseveranza e l'illusione del controllo.
Il mio avatar, un NetCracker, guerriero-ladro di discreta fama e di ambizioni non del tutto modeste, era pronto ad ascendere attraverso la Torre Labirinto, livello dopo livello, secondo rituali antichi quanto crudeli.
La mia missione era di una limpidezza quasi ingenua: liberare la Principessa Anima dalle grinfie del Necromante, che la teneva celata all'Umanità e agli R-Human confinati nella Realtà di Base. Un compito nobile, si sarebbe detto; e come tutti i compiti nobili, inevitabilmente contaminato da motivazioni meno dichiarabili.
Ancora oggi, in un angolo ben custodito della mia memoria, mi rivedo immobile a contemplare quella struttura colossale, rapito e al tempo stesso inquieto, attraversato dall'eccitazione che precede le grandi imprese e dalla consapevolezza, altrettanto sottile, del prezzo che esse esigono.
Così come tutto ciò che appare immortale avanza, con elegante ostinazione, verso la sua rovina, allo stesso modo gli istanti che sembrano più fugaci si rigenerano senza tregua: non soltanto nella mia mente, che, per mia fortuna o disgrazia, non dimentica nulla, ma anche nel battito del mio cuore e in quella paura primordiale che fa rizzare i capelli e affina i sensi.
È una mia peculiarità, insieme la mia gioia e la mia maledizione, non dimenticare mai nulla. Ogni tintinnio di catene, ogni sibilo del vento, tutto ciò che vedo, ogni odore e ogni sapore, resta inciso in modo indelebile nella mia memoria. E benché sappia, in linea teorica, che non tutti gli uomini sono fatti così, mi riesce impossibile concepire un'esistenza diversa.
Odori, sapori, sensazioni generate artificialmente nella mia mente dal Sensorium attraverso il quale ero connesso alla Netsfera: tutto era fin troppo reale. Quei pochi passi che mossi sul ponte di pietra sono ancora oggi nitidi davanti ai miei occhi.
La Torre del Drago, chiamata anche Tower Dungeon, allora come adesso, non mi apparve come un semplice edificio, ma come una creatura famelica, un mostro paziente che stava per inghiottirmi, i cui denti erano gigantesche colonne, con la cortesia di chi sapeva che non avevo alcuna intenzione di sottrarmi.
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La Netsfera è una descrizione illusoria che rimane in piedi perché nessuno la mette in discussione. I Livelli Nexus, rappresentati dal Tower Dungeon, non sono ostacoli progettati per essere superati, ma strati di consenso: regole, protocolli, interfacce che definiscono cosa è reale e cosa non lo è, all'interno della Netsfera. Chi entra nel Tower Dungeon, la Torre del Drago, come utente, lo attraversa senza accorgersene. Chi entra come NetCracker, invece, inizia a sospendere ogni accordo.
Il NetCracker è un attraversatore di sistemi.
Non nasce per distruggerli, né per dominarli, ma per comprenderli e perché rifiuta di abitare in sovrastrutture che funzionano meccanicamente senza Anima. La Rete, per lui, non è solo tecnologia: è qualsiasi sistema organizzato: lavoro, sapere, identità, spiritualità, arte, che pretende efficienza sacrificando l'Umano e l'Anima. I Livelli Nexus non sono mitologia: sono strati reali di potere, controllo e senso, costruiti nel tempo e spacciati per naturali.
Il NetCracker entra dove non è previsto. Guarda sotto l'interfaccia, rifiuta il "funziona così" come risposta definitiva, smaschera automatismi che sono presentati come ineluttabili. Craccare, per lui, non significa distruggere: significa ripristinare l'Umano là dove è stato espulso. Liberare l'Anima. Non odia i sistemi, li conosce troppo bene per idolatrarli.
Attraversa. Non conquista, non predica, non rivela una Verità Ultima, se non quella che scopre esplorando la Netsfera. Attraversare significa restare Umano mentre il Sistema ti vuole Funzione, restare incarnato mentre ti vuole astratto, restare in relazione mentre ti vuole isolato. Questo è il gesto radicale: non separare mente, corpo e spirito per poter far parte del Sistema.
La verità che cerca non è cosmica né totale. Non è una posizione superiore, né una rivelazione ultima. È una verità abitabile: una consapevolezza che non lo separa dal corpo, dagli altri, da Dio, né da ciò che ama fare. Una verità che permette di distinguere ciò che è costruito da ciò che è autentico, senza disprezzare il mondo.
Per questo il NetCracker tiene insieme tecnica, arte e spiritualità. È hacker perché vuole comprendere in profondità. È samurai perché agisce senza mentire. È sufi perché sa che il senso non si possiede. Non salva il mondo e non fonda religioni. Sceglie, ogni volta, come stare nei sistemi senza perdere l'Anima. E se serve, li cracca. Non per odio, ma per fedeltà alla vita.
Il NetCracker ascende i Livelli Nexus non per distruggere la Torre del Drago, ma per verificarne la natura. E scopre che è artificiale. Questa è la verità che vede: non che il mondo è tutto falso, ma che non è sacro. Che può essere attraversato senza identificarsi, abitato senza disumanizzarsi. Liberando l'Anima da chi la vuole imprigionata e annichilita. Il Drago è ucciso dalla Spada del NetCracker, che taglia l'ignoranza.
Non mostra la Verità. Mostra un passaggio.
Lascia tracce: opere, mashup, musica, scrittura, codice, non per guidare gli altri ed essere un altro Guru, ma per chi, un giorno, si farà le stesse domande. Vive, crea e lavora come se i sistemi fossero costrutti, senza smettere di essere umano dentro di essi.
L'hacking del sé è un esercizio di cura, per disinnescare le norme inscritte nei nostri corpi dal capitalismo del controllo. Per annullarne la forza, per creare attrito nei suoi automatismi, per riappropriarci dei nostri modi di sentire e sentirci. Ci permette di immaginare una relazione con le tecnologie basata sulla reciprocità e non su dipendenza e sfruttamento. L'hacking del sé è tanto individuale quanto sociale perché solo partendo dalla propria esperienza situata è possibile aprire il percorso a una consapevolezza collettiva.
Hackerare la società non significa ribellarsi ad essa, non significa fare la rivoluzione; paradossalmente significa "essere" la società (B-Society) all'interno della società dell'apparenza; significa trovare soluzioni creative per aggirare dei limiti e per continuare a rimanere umani all'interno di sistemi complessi che fanno di tutto per trasformarti in una macchina.
"La spada più affilata non è quella che taglia il nemico, ma quella che taglia l'ignoranza." Miyamoto Musashi
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Quando smetti di voler cambiare gli altri, inizi finalmente a cambiare tu. Arriva un momento in cui capisci che continuare ad arrabbiarti con chi non vuole cambiare significa restare intrappolato nello stesso schema. Più insisti, più ti consumi. Più aspetti, più rimandi la tua evoluzione. La vera forza non è convincere qualcuno a essere diverso, ma avere il coraggio di guardarti dentro e decidere chi vuoi diventare tu.
Quando lasci andare aspettative irrealistiche, libererai spazio per la tua crescita, la tua pace e il tuo progresso. Non sprecare la tua energia cercando di salvare ciò che non vuole essere salvato. Usala per trasformare te stesso: è lì che inizia la tua vera libertà.
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Troppa Anima fa rumore
in un mondo che preferisce
il silenzio emotivo.
Chi prova troppo, chi sente troppo,
chi non sa fingere normalità
diventa subito "sbagliato", "malato", "strano".
Ma l'Anima, quella vera,
non è fatta per piacere a tutti,
ma per scuotere.
Albert Camus



