Reality Cracking - HCF+
MashUp: HCF+ (Bz Akira Santjago)
Music: HCF+, IA Mensab
Reality Cracking: From Reverse Engineering of Software, to Reverse Engineering of Experience.
"La realtà è inventata per te da persone che la progettano come una coreografia ;c'è senz'altro un ufficio da qualche parte a Washington con persone di cui non hai mai sentito parlare che progetta la realtà. Non si tratta solo di quale sarà il prossimo evento a saltare fuori ma piuttosto quale sarà l'interpretazione di un dato evento internazionale e questo deve essere distribuito ovunque attraverso i media senza che nessuno faccia domande a riguardo."
Frank Zappa
Everything started with +ORC’s supermarket enslaving tricks. Che cosa vede +ORC entrando in quel luogo apparentemente destinato soltanto alla spesa? Vede una coreografia.
In altri termini: il Cracking esce dal Software, e diviene Reality Creaking, quando lo spazio reale comincia a essere letto come un testo operativo.
Reality cracking, isn't about discovering conspiracies. It's about understanding the world, when it's already been designed.
(il testo è in parte una rielaborazione di un paragrafo estratto dal libro di Roberto Tomaiuolo, Reality Cracking)
Tutti i MashUp nascono da un debito, anche quando fingono di essere figli di se stessi. Il mio ha il nome doppio, di Fravia+, o +Fravia, cioè Francesco Vianello: un italiano trasferitosi in Nord Europa, figura assai anomala della cultura hacker/underground europea fra gli anni Novanta e i primi Duemila.
La cronaca ci possiede, il telefono vibra. Non hai chiesto niente. Non stavi cercando notizie. Sullo schermo appare una frase breve, spesso troppo breve: ultima ora, allarme, attacco, tragedia, svolta, escalation, bufera, shock. Ancora non sai quasi nulla, ma sai già come devi sentirti. O, almeno, in quale direzione emotiva stai per essere spinto. La cronaca contemporanea non si limita più a informare su ciò che accade. Sempre più spesso organizza in tempo reale un clima nervoso. Ti consegna il mondo sotto forma di allerta, picco, dramma, indignazione, ansia, accelerazione.
E lo fa non solo attraverso i contenuti, ma attraverso il ritmo con cui questi contenuti ti raggiungono, la frequenza con cui ritornano, il tono con cui vengono impaginati. Dire che "i media mentono" sarebbe troppo facile, e soprattutto troppo poco. A volte mentono, certo. Ma il tratto più interessante del presente è un altro: il fatto che la notizia, anche quando è corretta nei fatti, possa essere trattata come materia per la regolazione degli stati emotivi. Un titolo imposta il tono. Una push notification imposta l'urgenza. Un "breaking" ripetuto imposta il rapporto col tempo. Una timeline satura imposta la sensazione che tutto stia accadendo sempre adesso. Una clip fuori contesto imposta il bersaglio affettivo. La cronaca, qui, non è solo contenuto. È coreografia. Pensa a una homepage di giornale in un giorno qualsiasi. In alto la crisi del momento, poi un fatto di violenza, poi un personaggio pubblico, poi un pezzo economico raccontato con parole d'allarme, poi una polemica, poi una storia "umana", poi un video di pochi secondi. Il punto non è che tutto questo sia falso (e in parte lo è). Il punto è che viene impaginato in modo da costruire una particolare temperatura emotiva del presente. Il mondo ti arriva già pre-selezionato secondo ciò che può attirare, trattenere, inquietare, dividere, rinnovare l'attenzione.
Ogni giorno porta la sua dose di urgenza, di scandalo, di collera, di allarme, di colpevoli momentanei. Non sempre inventati. Spesso reali.
La cronaca, allora, non ci informa soltanto su un mondo in tensione. Ci addestra a vivere in tensione.
Questo non vuol dire che l'informazione sia inutile o che la velocità sia sempre cattiva. Ci sono crisi in cui l'aggiornamento rapido è necessario. Il problema è il passaggio dalla necessità all'abitudine, dalla presenza al flusso continuo di attivazione. Il breaking news cycle prende un fatto, lo segmenta in aggiornamenti successivi, lo rilancia con micro-svolte, micro-contraddizioni, immagini, reazioni, commenti, controreazioni. Il fatto non viene soltanto spiegato. Viene "tenuto vivo" come oggetto di attenzione continua.
A quel punto la differenza tra sapere e seguire comincia a incrinarsi.
Puoi aver seguito per ore un evento e capirlo meno di quanto credi. Puoi esserti sentito immerso, aggiornato, presente, e avere in mano soprattutto uno stato di allerta, non un quadro.
È qui che il frame diventa decisivo. Ti dice se ciò che segue va percepito come minaccia, scandalo, decadenza, urgenza nazionale, catastrofe, farsa, barbarie, eroismo. Una volta che il frame è entrato, tutto il resto tende ad allinearsi. La guerra narrativa lavora proprio qui. Non tanto nella bugia totale, ma nella costruzione di griglie interpretative ricorrenti, compatibili con il formato del flusso. Chi è aggressore e chi vittima. Chi è ragionevole e chi fanatico. Chi è degno di cordoglio e chi no. Una volta che queste griglie circolano abbastanza, non hanno neppure più bisogno di essere ripetute in forma didascalica. Entrano nella percezione come abbreviazioni.
La propaganda soft è più interessante di quella grossolana proprio per questo. Non ti ordina di credere. Ti porta a trovare naturale una certa lettura, o almeno più disponibile affettivamente di altre.
Una parte enorme del lavoro la fa la ripetizione. Lo stesso clip rilanciato, la stessa frase, lo stesso colpevole momentaneo, lo stesso contrasto morale, la stessa indignazione che risale ogni poche ore. Dopo un po' il tema non ti convince solo perché è forte. Ti convince perché diventa il modo più facile di ritrovare il fatto.
Un ambiente che privilegia il picco, la serializzazione dell'allarme e la velocità del frame rende alcune forme di comprensione più difficili, anche per utenti attenti. È qui che la cronaca, più che informarci, comincia a possederci: quando non ci lascia solo il compito di capire il mondo, ma ci impone il modo in cui dobbiamo attraversarlo emotivamente.
How to try to see some light through their smoke.
Consideriamo per un attimo il punto di vista di Bz (HCF+), facciamo finta che Guy Debord abbia ragione e che questa Cappa Spettacolare Tossica esista e stia condizionando la sua vita attraverso una narrazione continua che crea un clima psicologico emotivo, teso, nervoso, pauroso e questa cosa influenzi la sua vita e le sue scelte... Bz si accorge di questa cosa, fa a pezzi la Cappa Spettacolare Tossica (sfonda il muro), prende i pezzi di questa Cappa Spettacolare Tossica, li mashuppa e inizia a contronarrare la sua vita, creando MashUp e scoprendo cose meravigliose nei suoi mondi interiori, che si traducono in direzioni reali esistenziali; facciamo finta che sia molto più pratica la cosa e meno esoterico/teologica e che i MashUp che egli crea condizionino al punto Bz da portarlo a trovare effettivamente soluzioni reali nel quotidiano a problemi di ogni tipo... non è questo Reality Cracking una cosa meravigliosa?
Ogni bug
rivelazione,
ogni crepa
direzione.
Reality cracking,
in Fravia+ we trust,
Reality cracking,
break or bust.
Break the loop,
break the frame,
crack reality,
rewrite the game.
Non è trama,
né illusione,
la realtà
è costruzione.
Break the loop,
break the frame,
crack reality,
rewrite the game.


