MashUp Me - Bz Akira Santjago







MashUp: Bz Akira Santjago
Music: HCF, IA Mensab

L'Hacker/Reverse Engineer? Il Sufi Cristiano? Il TerroArtista? MashUp Me!

Non le meritate queste mie creazioni. Non le meritano quelli con il grembiulino, non le meritano i preti, nè i venditori di pentole. Non mi meritate.

"Eh la musica però l'hai fatta l'IA, te cosa hai fatto?"

1) Scrivere un testo che abbia senso per esempio. Lo so che te senti Gabbani/Ramazzotti e hai poche esigenze a riguardo.
2) Fare nmila prove, prendere 10 generati IA, mashupparli, correggerli, remixarli, masterizzarli.
3) Scaricare tonnelate di video/film/cartoni.
4) Farli a pezzi.
5) Lavorare sul MashUp videomusicale, sulle associazioni video/video, video/musica, video/concetti, sulla contronarrazione. Rendere il MashUp organico.
6) Preparare un testo che dia una direzione ai tonti come te.
7) Ti ricordo comunque che ho creato oltre 150 videomusiche e forse solo per una 15ina la musica l'ho creata con l'IA; ma non devo dimostrare niente a nessuno, sopratutto non devo dimostrare niente ai tonti.
8) Il mio crimine rimane quello di avervi surclassato.

"Eh ma spesso utilizzi pezzi di film che hai già utilizzato."

Bravo tonto, ti sto solo rispiegando cosa è il Detournèment Situazionista: uno stesso frammento video inserito in un altro contesto sematico acquisisce un significato completamente differente.

Un pappagallo vive in una gabbia. Chiede a BzBan il Favoloso di portare un messaggio ai pappagalli liberi della foresta. Quando il messaggio viene riferito, uno dei pappagalli cade a terra come morto. Tornato a casa, BzBan il Favoloso racconta l'accaduto. Anche il pappagallo in gabbia cade immobile. Il padrone, credendolo morto, apre la gabbia per toglierlo. Il pappagallo allora vola via: il suo simile gli aveva insegnato che per uscire dalla prigione doveva smettere di aggrapparsi alla propria condizione.

"Un comportamento folle non è necessariamente la manifestazione di una mente malata. Può essere l'unica reazione possibile a un contesto/ambiente in cui si comunica in maniera assurda e insostenibile." Paul Watzlawick

Gentilezza, rispetto e altre cose. Sto facendo il più semplice esercizio d'amore: essere gentile, comunque. Con me, con gli altri. Ho constatato più volte che so essere molto forte, molto resistente tra me e me alle prove della vita, e anche nella costruzione dei miei sogni, ma non sono capace di oppormi quando qualcuno usa prepotenza. Cioè posso splendere finché non sento calpestare il mio cerchio di luce. A quel punto però non combatto mai: faccio le valigie, ricomincio a costruire splendore da un'altra parte. Nei casi peggiori ho persino chiesto scusa per i torti che mi sono stati fatti, pur di ritornare ad uno stato di pace interiore. E in questo modo non crescerà mai nulla di solido per me, e questo non è giusto, non lo è per il progetto che vuole sbocciare completamente attraverso di me. C'è senz'altro il fatto che non amo nessun conflitto, che sto male quando ce n'è qualcuno in corso: ma non è tutto qui. C'è soprattutto il fatto che penso che oppormi significhi aggiungere rabbia, violenza alla violenza. Aggiungere separazione, perdersi. Perdere amore. E non voglio vedermi in quel ruolo e essere meno amato, e allora possono di più tutte le farfalle tristi che mi si agitano dentro quando circola del male dalle mie parti e cerco di ritornare al bene nel modo più breve: indietreggiando. Quello che sto appena capendo ora è che non è necessario arrivare a questo per segnare il confine del proprio valore e del proprio rispetto, quel confine che, se non lo segni tu, non lo osserverà mai nessuno: si può semplicemente essere gentili. Con gentilezza e fermezza dire il punto oltre il quale non è possibile andare. Farlo come un atto dovuto alla verità, non alle borie del proprio ego. Difendere la propria luce, senza far arrivare la rabbia fino all'anima. E vedo che in questo modo ora posso anche continuare ad amare le persone quando mi deludono: sento di tutti solo il cammino comune, e a volte le distorsioni con cui, in base alla grazia che ha toccato l'anima, cerchiamo la stessa felicità, amore, riconoscimento. Amare il divino nell'altro attraverso il divino in sé.

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