Happy Hacking - Bz Akira Santjago
MashUp: Bz Akira Santjago
Music: HCF, IA Mensab
La creatura che avevo seguito per giorni sembrava innocua. Aveva assunto l'aspetto di un organismo conosciuto, copiandone i tratti esterni. Le altre creature della colonia la lasciavano passare senza reagire. Solo osservandola più a lungo mi sono accorto che qualcosa non tornava. Anche quando il corpo veniva distrutto, una parte nascosta rimaneva nella struttura di megaplast che ricopriva il pianeta e ricostruiva lentamente l'organismo.
Il primo ricordo che ho della tecnologia non è un computer. È un libro. Si chiamava "Come funziona?".
Sfogliavo pagine piene di sezioni, ingranaggi, fili e schemi colorati. Una lavatrice non era una scatola bianca, ma un meccanismo da capire. Un televisore non era un oggetto da usare, ma un organismo da esplorare. Forse è lì che è nato tutto. Oggi gli oggetti sono cambiati. Al posto delle lavatrici apro eseguibili ELF. Al posto degli ingranaggi trovo funzioni, registri, syscall e strutture dati.
Ma la domanda è rimasta la stessa: "Come funziona?"
Il reverse engineering è esplorazione. È il processo di entrare in contatto con ciò che ancora non si conosce, con l'obiettivo di comprenderlo meglio. Non implica necessariamente trovare qualcosa di nuovo per l'umanità: può essere nuovo anche solo per chi esplora.
Durante il reversing incontri continuamente ostacoli. È lì che devi essere creativo, cercare la soluzione giusta per superare un problema. Seguire l'ipotesi più probabile tra le decine che ti si prospettano davanti. È difficile ma anche molto divertente. Esplorazione giocosa e intelligente. Ogni fase del reversing è un piccolo atto di hacking: rompere un'astrazione, superare una barriera, ricostruire il funzionamento di qualcosa che è stato progettato per rimanere opaco.
La grotta è silenziosa. L'umidità ricopre il metallo come muschio. Dai soffitti pendono cavi intrecciati alle radici di alberi biotech. Alcune piante emettono una debole luce azzurra. Altre rilasciano nell'aria nuvole di spore generate da fiori dalle forme innaturali. In lontananza si sente il ronzio di qualcosa di enorme. Ci sono creature tecno-organiche di ogni dimensione sul Pianeta Hacker.
Ma ho imparato che qui la vita può anche non avere bisogno di materia organica per esistere. Alcune creature non possiedono zampe, ali o occhi. Non respirano, non dormono. Eppure si muovono attraverso le reti, cercano risorse, comunicano con la loro colonia e sviluppano strategie per non essere catturate e sfuggire all'analisi.
Oggi ho trovato un'altra Silicon Life sconosciuta. La classificazione è ancora incerta. Ho raccolto il campione e ho iniziato l'analisi. Il suo comportamento ricorda quello di un parassita: individua un ospite compatibile, supera le sue difese e introduce al suo interno una parte del proprio codice. Una volta penetrato nell' ospite, ne modifica il comportamento dall'interno. L'analisi del campione ha rivelato due modalità di injection. La prima utilizza l'accesso diretto alla memoria dell'organismo ospite attraverso /proc/
Un reverse engineer ricostruisce qualcosa che qualcun altro ha creato e che, spesso, è stato progettato per non essere compreso.
Ogni informazione che incontra davvero la nostra coscienza dovrebbe generare una domanda, non una fede. Dovrebbe aprire uno spazio di riflessione, non chiudere il pensiero dentro una nuova certezza. Perché il risveglio interiore non consiste nell'abbandonare un'autorità per inginocchiarsi davanti a un'altra. Consiste nel conquistare la libertà di mettere continuamente alla prova ciò che crediamo di sapere. Se questo non accade, rischiamo di diventare il negativo fotografico di ciò che critichiamo. Cambiano i protagonisti, cambiano i simboli, cambiano le parole d'ordine, ma il meccanismo resta identico: qualcuno pensa al posto nostro e noi ci limitiamo a ripetere.
Il problema non riguarda soltanto i giornali o la televisione. Riguarda anche noi. Per anni abbiamo criticato chi diceva: "L'ha detto la TV", come se quella frase rappresentasse il simbolo dell'assenza di spirito critico. Oggi, troppo spesso, assistiamo allo stesso identico meccanismo con interlocutori diversi. "L'ho letto su internet". "L'ha detto quel divulgatore". "L'ha pubblicato quella pagina". "L'ha spiegato quel video". Le parole cambiano. Il meccanismo psicologico resta lo stesso. Ripetere un concetto cento, mille o diecimila volte non lo trasforma in una verità. Lo trasforma soltanto in una convinzione condivisa.
E una convinzione condivisa non coincide necessariamente con la realtà. Molti dei post che leggiamo ogni giorno sono intelligenti, ben scritti, perfino affascinanti. Ma il fascino di un'idea non costituisce una prova della sua verità. Un'affermazione può emozionarci, confermare ciò che già pensiamo, regalarci la piacevole sensazione di aver finalmente capito tutto. Ed è proprio questo il momento in cui dovremmo diventare più prudenti.
Perché il cervello ama ciò che conferma le proprie convinzioni e diffida di ciò che le mette in crisi. La coscienza, invece, cresce proprio quando ha il coraggio di attraversare quella crisi. Per questo esiste una differenza enorme tra il ricercatore e il tifoso. Il tifoso difende una posizione. Il ricercatore difende soltanto il diritto della realtà di sorprenderlo. È disposto a cambiare idea se i fatti lo richiedono. Non vive il dubbio come una sconfitta personale, ma come uno strumento di conoscenza. Ed è questa, probabilmente, la forma più alta di libertà.
Lo stesso vale per la scienza. Un conto è criticare una teoria, un comportamento, una gestione politica o un interesse economico. Un altro conto è trasformare la critica in un rifiuto del pensiero critico stesso. La vera scienza non pretende di essere infallibile. È grande proprio perché accetta la possibilità di correggersi. Cresce quando riconosce i propri errori. Progredisce quando nuove evidenze costringono a rivedere ciò che sembrava certo. Se perde questa capacità, smette di essere ricerca e diventa ideologia.
Ma lo stesso vale per ciascuno di noi. Anche una comunità alternativa può trasformarsi in una nuova forma di conformismo. Anche chi denuncia la propaganda può finire per costruirne un'altra. Anche chi parla continuamente di libertà può smettere di essere libero nel momento in cui non tollera più il dubbio. Nessuno di noi è testimone diretto della maggior parte delle notizie che riceve. Noi viviamo immersi in racconti. Interpretazioni. Selezioni. Cornici narrative.
Ogni notizia viene inevitabilmente raccontata da qualcuno, e il modo in cui viene raccontata orienta anche il modo in cui verrà percepita. Per questo il pensiero critico non consiste nel scegliere quale narrazione ci piace di più. Consiste nel riconoscere che ogni narrazione è, appunto, una narrazione. Non significa rinunciare ad avere idee. Significa impedire alle idee di impossessarsi completamente di noi.
Come insegnava Socrate, il primo sapere consiste nel riconoscere i limiti del proprio sapere. Il vero risveglio non consiste nel trovare finalmente qualcuno da seguire. Consiste nel diventare capaci di camminare con le proprie gambe. Per questo non dovremmo avere paura di mettere in discussione nemmeno ciò che ci convince di più. Perché la libertà del pensiero non nasce dall'accumulare certezze. Nasce dal coraggio di rimanere cercatori.
E forse è proprio questo che distingue una coscienza viva da una mente semplicemente ben addestrata: la prima continua a interrogarsi; la seconda continua soltanto a ripetere.
(Antonio Ruben Ray)


