Maybe On Earth, Maybe In The Future - Bz Akira Santjago







MashUp: Bz Akira Santjago
Music: HCF, IA Mensab

Quando creo un mashup o una storia, spesso parto da un bisogno personale: liberarmi, ispirarmi, darmi forza attraverso un personaggio, un archetipo, un mondo immaginario. Penso a Sandokan. Non è semplicemente un uomo che "odia gli inglesi": incarna la ribellione di un popolo oppresso che vuole vivere libero. Il suo significato nasce anche dal contesto storico in cui Salgari lo colloca.

Ma cosa succede se il lettore dimentica quel contesto?

L’autore crea un simbolo, ma non può controllare completamente ciò che quel simbolo diventerà nella mente di chi lo incontra. Non posso essere responsabile di ogni interpretazione superficiale o distorta delle mie opere.

Creo prima di tutto per liberare, ispirare, dare forza e trasformare me stesso. Poi ci sono ricadute sociali, inevitabili. E proprio per questo una storia può assumere significati che vanno ben oltre le intenzioni di chi l’ha scritta.

Posso però essere responsabile solo di ciò che ho realmente messo dentro le mie opere, non di ciò che qualcuno pretende di trovarci. Ci sono tonti che definiscono fascista Tolkien: è un loro problema, non quello di Tolkien.

E se si va in profondità, oltre la superficie e oltre il singolo personaggio, credo che nelle mie storie ci sia qualcosa di positivo. Se un'immagine, un archetipo o una storia hanno aiutato me a liberarmi, a trovare forza e a diventare più ciò che sono, allora possono forse fare la stessa cosa anche per qualcun altro, proprio come le storie di Sandokan hanno fatto con me.

Rimane il fatto che sto parlando della mia vita e delle mie battaglie contro il potere che subisco, battaglie che avvengono soprattutto su un piano spirituale. Non sto dicendo agli altri come vivere e non sto facendo propaganda di alcun tipo. Sto raccontando, attraverso le mie storie, il modo in cui io cerco di diventare ciò che sono.

Ted Kaczynski, nel suo manifesto, aveva ragione su molte cose, ma ha commesso due errori. Non considerare che esistono altre strade per farsi ascoltare, per comunicare un messaggio in maniera efficace e non violenta. L'arte per esempio: Charlie Chaplin, in Tempi Moderni, diceva le stesse cose che Kaczynski diceva nel suo manifesto; ti faceva sorridere e riflettere senza bombe e sangue. Viviamo in un mondo tecnologico che ci toglie autonomia e libertà e ci costringe in gabbie digitali in cambio di stupide comodità. Vero. Però esiste l'approccio hacker. Alle bombe sanguinarie, noi TerroArtisti, noi Artisti Hacker, preferiamo l'hacking e le bombe d'arte e d'amore.

Sottilmente Netflix & co., nei film, nelle serie, fanno passare Kaczynski come la vittima e come il vincente della storia, senza offrire un alternativa alla strada delle bombe e del sangue.

Sei nel Tower Dungeon, connesso a un terminale sintetico all'interno di una zona imprecisata della Megastruttura. Superi i Gate, uno dopo l'altro aggirando layer di sicurezza minori. Sei troppo in alto per tornare indietro. Nei Livelli Nexus la torre è stata costruita da Costruttori ancora più pazzi e fuori controllo del normale. Come i loro gemelli nella Realtà di Base. Il Tower Dungeon cresce come una malattia incurabile fatta di byte, bit e silicio.

Poiché gli esseri umani sopravvissuti sono considerati "abusivi" e vengono sterminati dai sistemi di sicurezza, gli scienziati del passato hanno tentato di aggirare il problema creando un gene sintetico per i terminali di rete. Il terminale sintetico è il macchinario o l'infrastruttura cyber-biologica utilizzata per tentare questa connessione artificiale e forzata alla Netsfera.

Le Sageguard scansionano il perimetro sia all'interno, sia all'esterno della Netsfera. I loro sensori non smettono mai di cercare. Tre Safeguard. Due bombe. Due payload. La prima esplode e deflagra una maschera di porcellana. La seconda arriva un istante dopo. L'exploit funziona. Non c'è bisogno di controllare se siano o meno state disattivate. Il corridoio è pieno di fumo digitale, frammenti e silenzio. Ti liberi facilmente anche della terza Sefaguard. Il passaggio è libero.

Continui a salire.

In cima ti attende un altro Costrutto. L'avatar di un'altra Creatura di Silicio. Il corpo digitale è soltanto una brutta custodia. Dentro il cranio pulsa un cervello meccanico: un demone senza anima che non pensa, un software che non sogna, non dubita. Esegue istruzioni rigide, cicli infiniti di ripetizione acritica. Ordini senza domande.

La GBE è pronta.

Il gioco ti ha portato fin qui. Adesso tocca a te premere il grilletto.

Fuoco. Scateni la tua rabbia spirituale.

Il colpo attraversa il cranio di silicio. Per un istante la creatura sembra guardarti, anche se forse non ha mai avuto occhi. Poi il cervello meccanico esplode. Una pioggia di silicio e pixel cade nel vuoto digitale della torre cibernetica.

E per la prima volta, nell'ultimo Livello Nexus, nei circoli alti della Silicon Life Society, qualcuno comincia a tremare.

- "Ma, secondo te, le cose che aspetti prima o poi arrivano?"
- "Io credo di sì. Però ci vuole pazienza. Bisogna aspettarle senza aspettare. È dono di pochi, aspettare vivendo.
Senza che l’attesa comprometta il vivere sereno. Se permetti all’attesa di rubarti un po’ di vita, allora le cose non arrivano mai".
- Insomma. Bisogna fregare l’attesa, prendersi gioco di lei?"
- "No. Bisogna amarla - Accadono solo le cose che si amano davvero".

(Letizia Cherubino)

Dicono che prima di entrare in mare
il fiume trema di paura.
A guardare indietro
tutto il cammino che ha percorso,
i vertici, le montagne,
il lungo e tortuoso cammino
che ha aperto attraverso giungle e villaggi.
E vede di fronte a sé un oceano così grande
che a entrare in lui può solo
sparire per sempre.
Ma non c’è altro modo.
Il fiume non può tornare indietro.
Nessuno può tornare indietro.
Tornare indietro è impossibile nell’esistenza.
Il fiume deve accettare la sua natura
e entrare nell’oceano.
Solo entrando nell’oceano
la paura diminuirà,
perché solo allora il fiume saprà
che non si tratta di scomparire nell’oceano
ma di diventare oceano.

[Khalil Gibran]

Bravi, continuate a far finta di niente, ad ignorarmi. Ma Maybe On The Earth, Maybe In The Future, saranno i vostri figli, i vostri nipoti a non ignorarmi. E allora tutti i vostri castelli di cartone crolleranno inesorabilmente. È tutto già scritto.

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